Aperture festive: Italia come la Bulgaria, serve regolamentazione

Aperture festive: Italia come la Bulgaria, serve regolamentazione

Dodici giorni di chiusura all’anno in occasione delle festività nazionali, sei delle quali sostituibili dagli esercenti con altrettanti giorni a libera scelta: è quanto previsto dal disegno di legge sugli orari degli esercizi commerciali approvato dalla Camera.

Come rilevato da Confcommercio in occasione dell’audizione al Senato, si tratta di una regolamentazione minima, ragionevole e  assolutamente compatibile con i principi e le prassi prevalenti in Europa in materia di libertà di concorrenza.

Contrariamente all’opinione corrente, infatti, tutti i grandi Stati europei (Francia, Germania, Regno Unito, ma anche Austria, Belgio, Grecia e Norvegia), prevedono la chiusura domenicale degli esercizi commerciali, con deroghe solo per specifiche attività (quali forni, tabacchi, edicole, fioristi, distributori di benzina) oppure per le piccole superfici.

L’Italia invece, unico tra i grandi Paesi dell’Unione Europea, ha scelto la deregolamentazione pura e semplice che ci accomuna a Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Portogallo, Spagna, Turchia e altri Stati del sud ed est Europa, con qualche eccezione tra i Paesi nordici.

E’ bene ricordarlo, dal momento che tra gli argomenti più frequenti a sostegno della totale liberalizzazione delle aperture c’è proprio il falso mito che “in Europa si fa così”, quando invece nessuno dei “big” ha scelto questa strada. Nemmeno il Regno Unito, che ha deciso di autorizzare l’apertura domenicale solo per la piccola distribuzione e non per le grandi superfici, avendo ben chiare le dinamiche dei flussi festivi che inevitabilmente rischiano di impoverire il tessuto commerciale e la pluralità distributiva.

Al contrario, la totale liberalizzazione delle aperture commerciali adottata dall’Italia non solo non ha prodotto nessuno dei tanto attesi effetti sui consumi e occupazione, ma ha invece gravemente penalizzato gli esercizi commerciali di vicinato, oltre alla qualità della vita dei lavoratori.

Anche i dati più recenti indicano che le imprese del commercio al dettaglio continuano a chiudere - poco meno di 23mila nei primi tre mesi di quest'anno con un saldo negativo di oltre 10mila unità rispetto alle nuove aperture – e i consumi continuano a mostrare ritmi di ripresa ancora inadeguati a recuperare quanto perso dal 2007 a oggi (-7,6%).

Confcommercio saluta dunque positivamente la proposta di regolamentazione minima, con l’obiettivo di arrivare ad avere deroghe certe all'interno di un chiaro quadro normativo.

Solo così si può contribuire a consolidare il modello distributivo italiano, fatto di piccole, medie e grandi imprese, consentendo ai territori di valorizzare la propria vocazione turistica e commerciale. E, al tempo stesso, di rispettare il valore sociale di ogni impresa e mantenere un buon livello nell'offerta dei servizi ai consumatori.

 

Nicola Dal Dosso

Direttore Confcommercio Mantova