Benzinai, mercoledì 12 novembre anche a Mantova scatta il "No card day"

Benzinai, mercoledì 12 novembre anche a Mantova scatta il "No card day"

Una mobilitazione contro il monopolio delle banche e i costi insostenibili dei pagamenti elettronici: è il “No card day”, la manifestazione di protesta dei gestori degli impianti di distribuzioni di carburante promossa a livello nazionale da Figisc Confcommercio con Faib e Fegica, in programma per mercoledì 12 novembre.
Anche a Mantova i benzinai rifiuteranno per un giorno la moneta elettronica. “E’ l’unico modo che abbiamo per manifestare il disagio della nostra categoria – spiega Enos Righi, presidente di Figisc Confcommercio Mantova -. I gestori hanno l’obbligo di accettare carte di credito e bancomat; però il costo delle commissioni imposte dal sistema bancario è talmente alto da assorbire l’intero margine di gestione. I benzinai italiani operano con margini variabili dall’1% al 2% del prezzo finale pagato dal consumatore, mentre i costi per le transazioni elettroniche variano, a seconda degli istituti bancari e dei territori, dallo 0,5% all’1,2%, con punte che arrivano a sfiorare il 2%, azzerando così ogni possibilità di fare impresa e fare utili”.
“Di fatto il Governo – prosegue Righi – impone a esercenti e consumatori l’utilizzo delle carte, lasciando però assolutamente libero il sistema bancario di fissare condizioni e costi a proprio piacimento. Così si penalizzano, ancora una volta, piccole imprese, lavoratori e consumatori a esclusivo vantaggio delle banche e dei consorzi interbancari che gestiscono sostanzialmente in regime di oligopolio l’emissione e l’utilizzo delle carte di credito e del pago bancomat”.
“E’ arrivato il momento di dire basta allo strapotere delle banche che speculano sulle piccole imprese a favore di chi fa speculazione: noi non possiamo essere obbligati a vendere in perdita. Ci attendiamo che l’Unione Europea e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato intervengano per ripristinare certezza del diritto e libertà di concorrenza. Sia pure con la condivisibile motivazione che l’utilizzo della moneta elettronica può contrastare i fenomeni malavitosi, particolarmente cruenti sulla rete carburanti, e contribuire anche a ridurre l’evasione e la distribuzione illecita di prodotti petroliferi – conclude Righi -, le banche fanno però business e lo Stato regala loro tagli alle spese per miliardi di euro. A pagare il conto sono i gestori che raccolgono per lo Stato, gratuitamente e a proprio rischio e pericolo, fisico ed economico, circa 30 miliardi all’anno tra accise ed Iva”.