Confcommercio sul Dl Dignità: "sui contratti a termine grave passo indietro che porta incertezze e un ritorno ai contenziosi"

Confcommercio sul Dl Dignità: "sui contratti a termine grave passo indietro che porta incertezze e un ritorno ai contenziosi"

La stretta sui contratti a tempo determinato contenuta nel Decreto Dignità, soprattutto alla vigilia di un periodo caratterizzato dalla stagionalità, trova in Confcommercio grande disappunto e forte preoccupazione. "In attesa dell'annunciata riduzione del costo del lavoro, tutta da verificare, il Governo ha deciso di fare una grave marcia indietro sui contratti a termine introducendo forme di inutile e dannosa rigidità” dichiara il direttore di Confcommercio Mantova Nicola Dal Dosso -  Una bocciatura anche al metodo adottato dall’esecutivo, che ha evitato il confronto con le parti sociali svuotando di significato la contrattazione settoriale: “così facendo si standardizza un modello contrattuale senza rispettare le differenti esigenze e specificità dei singoli. Se l'obiettivo del provvedimento era quello di favorire la creazione di nuova occupazione, per l’associazione si va invece nella direzione opposta con l'aggravante di creare un periodo di incertezza e un ritorno del contenzioso.

La reintroduzione delle causali nei contratti superiori ai 12 mesi, eliminando quelle legate alla stagionalità (misura che restringe la possibilità per le imprese di avvalersi dei contratti a termine), l’aumento incrementale dei costi (per ogni proroga del contratto a tempo determinato è previsto un aumento dei contributi), la diminuzione da 5 a 4 delle proroghe possibili, e la riduzione della durata massima da 36 a 24 mesi e la parziale applicazione a contratti in essere penalizzeranno fortemente le imprese del turismo e del terziario che utilizzando questa forma contrattuale per ragioni legate alla stagionalità e ai picchi di lavoro, che non possono essere gestiti diversamente.

Insomma il decreto Dignità introduce una rigidità dannosa nel mercato del lavoro, che rischia davvero di creare un effetto boomerang.

Per Confcommercio le imprese del terziario e del turismo, le uniche che hanno creato nuova occupazione, anche durante le crisi, avranno dunque un freno allo sviluppo e agli investimenti.

Secondo Unioncamere ed Anpal, infatti, le imprese italiane del turismo a giugno hanno effettuato 130mila assunzioni, oltre il 25% del totale delle 510mila assunzioni  effettuate in tutti i settori. “Si rischia davvero di dare una mazzata alla crescita  compromettendo il delicato equilibrio su cui si fonda l’organizzazione del lavoro nel turismo e nel terziario”.

Qualche dato che riguarda il mantovano: secondo fonti camerali riferite al 2017, il totale dei lavoratori dipendenti nella nostra provincia ammonta a 138.548, di cui 75.532 (il 54,51%) è impiegato nei servizi. Di questi il 69,6% è impiegato con contratto a tempo determinato.

Per quanto riguarda gli avviamenti per settore di attività economica, si registra un aumento della quota prevalentemente per il settore commercio e servizi che passa dal 56 al 59%. Il 70% di questi avviamenti del settore commercio e servizi avviene attraverso il contratto a tempo determinato. Il terziario si conferma quindi come il settore che assorbe la maggior parte della forza  lavoro dipendente e con la maggior capacità di creare posti di lavoro. Indispensabile per far ciò dunque il ricorso al contratto a tempo determinato.